La FIP, peritonite infettiva felina, è stata per decenni la diagnosi che nessun veterinario voleva dare: una malattia quasi sempre mortale in poche settimane, senza una terapia che funzionasse. Negli ultimi anni le cose sono cambiate, e dal 2025 sono cambiate anche in Italia: l'antivirale che la ferma si può prescrivere legalmente. Questo articolo spiega che cos'è la FIP, come si riconosce e cosa aspettarsi oggi dal trattamento, senza promettere più di quello che i dati dicono.
Cos'è la FIP e perché non è "il coronavirus del gatto"
Il coronavirus felino (FCoV) è un virus comunissimo: lo ha incontrato circa un gatto di casa su tre e quasi tutti i gatti che vivono in gruppo, in gattile o in allevamento. Si trasmette con le feci, quindi soprattutto attraverso la lettiera condivisa, e nella grande maggioranza dei casi non fa nulla, al massimo qualche giorno di diarrea.
La FIP nasce quando, in un singolo gatto, quel virus muta e impara a moltiplicarsi dentro le cellule del sistema immunitario. Succede in una piccola parte dei gatti infettati, intorno al 5-10%, e più spesso nei gatti giovani, tra i 3 mesi e i 3 anni, o negli anziani con difese basse. Stress, sovraffollamento e alcune razze (Birmano, Ragdoll, Bengal, Abissino, Rex) aumentano il rischio.
Una conseguenza pratica che vale la pena dire subito: un gatto con FIP non "attacca" la FIP ai gatti di casa. Quello che può passare è il coronavirus comune, che i conviventi con ogni probabilità hanno già incontrato. La mutazione avviene nel singolo animale.
Quando sospettarla
La FIP si presenta in due forme, spesso mescolate.
- Forma umida (effusiva): si accumula liquido nell'addome o nel torace. Il gatto ha la pancia gonfia ma è magro, oppure respira a fatica. Febbre, abbattimento, perdita di peso.
- Forma secca (non effusiva): niente liquido, ma piccoli noduli infiammatori in vari organi. I segni dipendono da dove si trovano: occhi (uveite, pupille diverse, occhio opaco o arrossato), sistema nervoso (andatura incerta, tremori, convulsioni), reni, fegato, linfonodi. Il segno più costante è una febbre che non passa con gli antibiotici.
Un gatto giovane, spesso arrivato da poco da una colonia o da un gattile, che ha la febbre da giorni senza una ragione, mangia poco e perde peso: è il quadro che deve far pensare alla FIP e far chiamare il veterinario.
Come si arriva alla diagnosi
Non esiste "il test della FIP". Il test degli anticorpi contro il coronavirus, che spesso viene chiesto, non serve a dire se un gatto ha la FIP: la maggior parte dei gatti positivi non la svilupperà mai. La diagnosi si costruisce mettendo insieme più elementi:
- la visita e la storia del gatto;
- gli esami del sangue, dove contano soprattutto le proteine (globuline alte, albumina bassa, il loro rapporto) e alcuni indicatori di infiammazione;
- se c'è liquido, l'analisi del liquido stesso, che nella FIP ha caratteristiche molto tipiche, e la ricerca del virus con la PCR;
- l'ecografia, per vedere organi, linfonodi e versamenti.
Nei casi in cui la conferma non è ottenibile, per esempio un gatto troppo debole per procedure invasive, le linee guida europee ammettono oggi il trattamento di prova: si inizia l'antivirale e, se il gatto migliora in pochi giorni come ci si aspetta nella FIP, la risposta stessa conferma la diagnosi.
Come si tratta oggi
Il farmaco che ha cambiato la storia della malattia si chiama GS-441524. È un antivirale che blocca la replicazione del virus. Negli studi pubblicati la percentuale di gatti che guarisce è tra l'80 e il 100%, e in cinque studi supera il 90%, soprattutto se il trattamento inizia presto. Il miglioramento si vede in pochi giorni: la febbre scende, il gatto ricomincia a mangiare, il liquido si riassorbe di solito entro due settimane.
Cosa comporta in pratica:
- Per bocca, una o due volte al giorno, in capsule, compresse morbide masticabili, sospensione o pasta aromatizzata (tonno, pollo, manzo), preparate su misura per il peso del gatto e pronte in un paio di giorni dalla ricetta. Si conservano a temperatura ambiente. Le iniezioni sono riservate ai gatti troppo gravi per assumere qualcosa per bocca, e solo nei primi giorni.
- Dodici settimane. Il ciclo standard è di 84 giorni, tutti i giorni, anche se il gatto sta già bene dopo la prima settimana: interrompere prima del tempo è la causa più frequente di ricaduta. Nelle forme neurologiche o oculari servono spesso 16-20 settimane.
- Controlli programmati: un contatto a 48 ore dall'inizio, una visita con esami a due settimane, poi controlli fino alla fine del ciclo. Il peso, misurato a casa ogni una o due settimane, è uno degli indicatori più semplici e più utili, e serve a ricalcolare la dose man mano che il gatto recupera.
- Effetti collaterali di solito modesti e passeggeri: un aumento di alcuni valori del fegato negli esami, a volte vomito o diarrea.
Se un gatto non risponde come ci si aspetta, o ha una ricaduta dopo la fine del ciclo, si rivedono diagnosi e dosaggio e il trattamento si può ripetere. La ricaduta non chiude la porta.
Cosa è cambiato in Italia
Fino a poco tempo fa il GS-441524 in Italia si trovava solo sul mercato nero, con prodotti di provenienza e contenuto ignoti. Oggi:
- dal giugno 2025 il remdesivir, che nell'organismo si trasforma in GS-441524, è prescrivibile in deroga con ricetta elettronica veterinaria, solo per la FIP;
- con la circolare del Ministero della Salute del 23 ottobre 2025 è autorizzato anche l'uso del GS-441524, che le farmacie galeniche preparano su ricetta elettronica veterinaria (REV), nella forma e nel dosaggio adatti a quel gatto;
- dall'8 agosto 2026 il regolamento europeo 2024/1973 conferma la stessa impostazione in tutta l'Unione.
Quanto costa
Il prezzo delle preparazioni galeniche non lo decide la farmacia: si calcola sulla Tariffa Nazionale dei Medicinali e dipende soprattutto dalla quantità di principio attivo, quindi dal peso del gatto, dalla dose e dalla durata. Con il listino 2026 della farmacia galenica con cui collaboriamo, per un gatto di 4 kg alla dose standard il farmaco per tutte le 12 settimane costa intorno ai 200-250 euro, IVA inclusa. Per un gatto più grande, o per le forme neurologiche che chiedono dosi più alte e cicli più lunghi, si arriva a 400-500 euro. A questo si aggiungono visita, esami e controlli, che preventiviamo prima di iniziare. La spesa è detraibile come spesa veterinaria, nei limiti previsti. Preferiamo dirlo subito: conoscere la cifra prima di iniziare aiuta a organizzarsi e a non interrompere a metà.
Cosa aspettarsi dopo
I gatti che superano le prime 48 ore di terapia guariscono nella grande maggioranza dei casi: in uno studio, il 96%. Le ricadute riguardano una minoranza di gatti e si presentano soprattutto nel primo mese dopo la fine del ciclo: per questo si programmano controlli a 1, 3, 6 e 12 mesi, più ravvicinati all'inizio. Alcuni segni, come una lieve incertezza nell'andatura nei gatti che avevano la forma neurologica, possono restare senza che la malattia sia attiva.
Vaccinazioni e sterilizzazione si possono fare durante o dopo il trattamento, con qualche accorgimento sui tempi che si decide caso per caso.
Cosa facciamo in ambulatorio
- Visita, esami del sangue, analisi del liquido ed ecografia in sede, per arrivare a una diagnosi ragionata senza far perdere giorni.
- Prescrizione dell'antivirale con ricetta elettronica e rapporto diretto con la farmacia galenica che lo prepara.
- Piano dei controlli per le dodici settimane, con le istruzioni per pesare il gatto a casa e per riconoscere i segnali da comunicare subito.
- Terapia di supporto quando serve: dolore, appetito, liquido da drenare se rende difficile respirare, occhi.
Se il tuo gatto ha una febbre che non passa, la pancia gonfia o respira a fatica, non aspettare: prenota una visita o chiamaci. Con la FIP, iniziare presto fa la differenza.
